giovedì, 16 ottobre 2008, ore 21:34

Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà.
E per questo, bisognerà che tu la perdoni.
Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.
Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.
Che le circostanze e l’ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.
Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti,o essi controlleranno te.
Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.
Che la pazienza richiede molta pratica.
Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.
Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai, è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.
Che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto se stesso.
Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze:sarebbe una tragedia se lo credesse.
Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.
Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.
Forse Dio vuole che incontriamo un po’ di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.
Quando la porta della felicità si chiude, un’altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.
La miglior specie d’amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti che è come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.
È vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un’ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
Non cercare le apparenze, possono ingannare.
Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.

Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.
Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.
Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!
Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.
Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.
Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
L’amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con un the.
Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e tuoi dolori.
Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.
Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l’unico che sorride e ognuno intorno a te piange.

 

P. Coelho

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venerdì, 23 maggio 2008, ore 00:46

"Di tutte le serate di merda e di stramerda che ho passato nella mia vita di merda, in una scala da uno a dieci questa si piazza a...meno sei. E non è che i miei standard siano poi tanto elevati...." (S.Kinsella)


Poi arrivo a casa e sul tavolo c'è una scatolina di Morositas Berry.
E va molto, molto meglio!
LaRicciola

venerdì, 15 febbraio 2008, ore 17:21

"Buonanotte, Robert," disse.
Lui urlò il suo nome: o immaginò di farlo. Poi la porta si chiuse, la chiave girò.
Muto per lo choc, Robert restò al buio a fissare la porta chiusa. Non apparve la lama di luce sotto la soglia: Sarah, entrando, non aveva nemmeno acceso. Non sapeva se farsi avanti e bussare o voltare le spalle e tornare alla sua stanza. Si voltò e si allontanò di qualche passo lungo il corridoio; poi si fermò e restò di nuovo nel buio, tremante, frastornato, parallizzato dall'indecisione,  a stringere e a rilasciare i pugni. Fece qualche passo all'indietro, poi si voltò e tornò in punta di piedi alla porta di Sarah. Restò lì di fronte in ascolto, trattenendo il respiro. Dopo un paio di secondi coinciò ad avere il sospetto, e poi la certezza assoluta, che anche Sarah fosse in piedi dall'altro lato, e appoggiata alla porta seguisse le sue mosse irresolute nell'androne buio. Gli sembrò straordinario il fatto di non poterla toccare allungando un braccio, separati com'erano da appena tre o quattro centimetri di legno. Accostò l'orecchio ed ebbe l'impressione di udirla respirare: un respiro profondo, affannoso. Il fruscio di una mano, forse di un corpo, contro il pannello della porta: la trama della stoffa contro il legno. Ma poi un nuovo rumore - un urto da un punto più remoto della stanza, come di persona che va a sbattere contro un letto o di scarpa che cade a terra - gli provocò un ripensamento. Sollevò una mano per bussare alla porta; si domandò che avrebbe detto se lei avesse risposto; scacciò questo pensiero nevrotico, non pertinente; fece il gesto di bussare ma la mano non obbedì. Le nocche delle dita, invece d'impattare contro la porta, vennero a contatto con il bulbo oculare e lo sfregarono con furia. Un singhiozzo gli scosse il corpo: era talmente ubriaco, talmente stanco. Si voltò e scivolò rapidamente lungo il corridoio, via, fino alla sua stanza.

J.Coe
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giovedì, 09 agosto 2007, ore 09:39

...Una dolce catastrofe. credo che c'entri il fatto di essere sempre fuori, in quei momenti lì, sei sempre lì che guardi da fuori.
[...]
E' una cosa strana. Quando ti accade di vedere il posto dove saresti salvo, sei sempre lì che lo guardi da fuori. Non ci sei mai dentro. E' il tuo posto, ma tu non ci sei mai.
Mia madre continuava a chiedermi perchè ero triste, e io avrei voluto dirle che non ero triste, al contrario, avrei dovuto spiegarle che c'entrava piuttosto qualcosa tipo la felicità, tipo la devastante esperienza di averla vista, di colpo...

A.Baricco
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mercoledì, 25 luglio 2007, ore 02:16

Queste strade sono così cariche di ricordi che io rischio di esplodere.

(Lorenzo Cherubini - Il grande boh)
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martedì, 19 giugno 2007, ore 02:04

Sottotitolo: Visto che in questi giorni a quanto pare tra la coppia siciliana va di moda sto libro....

Leggevo il blog di un'amica e ci ho trovato una frase di un libro speciale.
A parte lo stupore iniziale dello scoprire quante cose abbiamo in comune io e lei...ho ripensato a quel libro. (che a quanto pare anche qualcun alro ha letto..... :P )
Mi ricordo esattamente il girono in cui l'ho preso, anzi, mi correggo, l'abbiamo preso. Ricordo la Feltrinelli a Bologna, ricordo una telefonata, ricordo i libri di cucina e i romanzi. E mi ricordo bene perchè ho preso proprio quel libro.
Allora l'ho tirato fuori dallo scaffale e l'ho sfogliato, ricercando le frasi che avevo sottolineato la prima volta che l'ho letto.  Non mi ha mai entusiasmato tanto sto romanzo.....contrariamente a quanto si possa pensare, ma mi ha entusiasmato il modo in cui è scritto. E quello che racchiude per me

Mi piace l'idea che questo libro non sia solo un romanzo, ma sia il ricordo di una bellissima giornata . e' come se raccontasse due storie.


Il libro è Seta, di Baricco




"L'ultima cosa che vide, prima di uscire, furono gli occhi di lei, fissi nei suoi, perfettamente muti."

"Per mille volte cercò gli occhi di lei  e per mille volte trovò i suoi. Era una specie di triste danza, segreta e impotente. Hervé Joncour la ballo fino a tarda notte..."

"Qualcuno diceva: ha qualcosa addosso, come una specie di infelicità."

"Non ho mai sentito nemmeno la sua voce.....è uno strano dolore.....morire di nostalgia per qualcosa che non vivrai mai"

"...non c'è più tempo per fuggire e forza per resistere, doveva essere questo istante, e questo istante è..."

"C'era anche un perché, ma non me lo ricordo. Non si ricordano mai i perché"


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sabato, 12 maggio 2007, ore 13:40

"Te lo sei mai chiesto quanto ci mette un bruco a diventare farfalla? Sono otto mesi precisi precisi! Otto mesi per trovare il coraggio o la vanità di metter su quelle ali e volare. Volare! Perché di strisciare al bruco non va proprio giù. E poi? Poi ti ritrovi farfalla...Libera, almeno credi, di lasciarti andare. Sì, perchè in relatà il più flebile soffio basta, affinchè la tua rotta cambi.
E tu ti limiti a fluttuare, accarezzata dalla corrente.
Noi viviamo secondo l'idea che gli altri ci hannno dettato della vita, alla quale inconsapevolmente abbiamo aderito."
[...]
"Vedi? Io ce l'ho le ali...e voglio andare dove mi pare, non sono mica stupido! Io ce l'ho il coraggio di vivere anche senza cercare un senso, di andare controvento, quando il vento vuole spingermi da un'altra parte.
Così. Senza senso. Perchè, dimmi, hai mai capito qual'è il senso dell'essere farfalla?
Se ci metti otto mesi a venir fuori da quel bozzolo e tre giorni soltanto per morire?"
[...]

"Adesso credo che il vero, unico senso della fragile esistenza di una farfalla sia il dono di un momento di stupore negli occhi di chi la guarda volteggiare."


(Carlo e Selene. S. Cristicchi, Centro di igiene mentale)



Eppure, la natura ci insegna
sia su' i monti, sia a valle
che si po' nascer bruchi
pe' diventa' farfalle.

Noi semo quella razza
che l'è tra le più strane
che bruchi semo nati
e bruchi si rimane.
....
(Carlo Monni)
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sabato, 12 maggio 2007, ore 02:39

L'unica cosa che Sergio dice, quando gli si chiede il motivo per cui non proferisce una parola, è: "Sto zitto perchè non riesco a dire quello che penso...".
(S. Cristicchi)
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venerdì, 16 marzo 2007, ore 12:32

Serve a qualcosa scrivere delle storie? Me lo domando spesso. Mi domando se l'esperienza possa veramente essere distillata e ridotta a pochi momenti straordinari, forse sei o sette, che ci vengono concessi in una vita intera: e per di più ogni tentativo di scoprire un nesso tra di loro è futile. E mi domando se ci sono momenti nella vita che non soltanto "varrebbe la pena spendere mondi interi per acquistarli", ma sono anche così pieni di emozione che si dilatano, diventano attimi senza tempo...
Jonathan Coe
LaRicciola
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venerdì, 10 novembre 2006, ore 16:10

Si alzò e urlò: << Non è stato mio padre!>>.
Ma nessuno lo sentì.
FINE.

(Cristiano Zena)

N. Ammaniti - Come Dio Comanda


Quasi mi dispiace di non leggere più di Cristiano, Rino e tutti gli altri.....E' come aver spento la tv dopo un film dal quale non hai mai disolto gli occhi e pensiero per un attimo da quando è iniziato. Solo che non c'era lo schermo...c'erano solo pagine e inchiostro nero.
Davvero bello!
LaRicciola
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